Il pluricandidato Best Cinematography Roger Deakins ha 25 consigli per affrontare questo mestiere.

Pubblichiamo la traduzione di altri 10 consigli.

(questo è il link della prima puntata)

(questo il link della seconda).

11. FARE UN FILM NON E’ MAI FACILE

“In uno dei miei primi film drammatici andavo presto sul set e mi capitò di sentire l’aiuto regia e un macchinista discutere sul fatto che nessuno aveva mai sentito parlare del direttore della fotografia. Si rivolsero a me e mi chiesero se conoscevo il direttore della fotografia. Gli risposi di sì. Poi dissi al macchinista che mi serviva una trave al soffitto per mettere un pezzo e poi dissi all’aiuto regista di mandarmi a prendere un’aspirina perché non mi sentivo tanto bene. Ci sono ancora oggi momenti in cui sono stressato e il mio stomaco ne risente. Me lo spiego con il fatto che ho sempre delle aspettative maggiori rispetto a quello che sto facendo e di conseguenza non è mai facile.”

12. NON C’E’ UN ‘MODO GIUSTO’ O UN MODELLO PER FARE CARRIERA

“Se lavori bene è più facile trovare il modo per essere pagati. Inoltre, hai il tempo di imparare e di acquisire fiducia in quello che fai. D’altro canto per un po’ puoi fare sempre la stessa cosa e può essere difficile fare il salto da assistente ad operatore, per esempio. Se provi a fare l’operatore troppo presto, però, può capitare di aspettare parecchio prima di trovare un lavoro. Ce l’hai uno showreel? …degli amici che potrebbero sostenerti? …hai una famiglia da mantenere?  [..] Non ho mai fatto l’assistente. Sono andato a scuola di cinema e ho cominciato subito a girare. Beh, ad essere onesti, non trovavo lavoro come assistente così ho detto di essere un camera operator. Non è stato facile trovare lavoro come camera operator, però mi stava bene. Sono passati circa 6 mesi prima di ottenere il mio primo lavoro pagato, ma poi è andata bene.”

13. I CONTATTI SONO UNA TELEFONATA O BUSSARE AD UNA PORTA

“Dovrebbe essere facile trovare un nome nei titoli di un film e poi contattare un assistente attraverso il sindacato. Puoi trovare gli annunci nelle riviste specializzate, ma, se fossi agli inizi oggi, immagino che busserei alle porte esattamente come ho fatto negli anni ’70.”

14. ESSERE DEL LUOGO AIUTA LE VOSTRE POSSIBILITA’ DI LAVORO

“Non so che cosa facciano gli altri direttori della fotografia, ma è il mio assistente che recluta il personale del mio reparto. A volte assumiamo un PA (production assistant, ndt) del luogo, ma non un tirocinante. Tutto è fatto in base al progetto e il budget ha una grande influenza su chi assumiamo e da dove vengono. Io tendo a fare film a budget ridotto e, quindi, prendiamo almeno il loader e il PA locale. A volte anche il 2nd AC (second Assistant Camera o clapper loader, cioè colui che si occupa anche di battere il ciak, ndt). “

15. ESSERE PREPARATI SPESSO RIPAGA CON LA LEALTA’

“Ci sono un certo numero di collaboratori chiave con cui lavoro regolarmente. Ovviamente, non tutti sono sempre disponibili soprattutto con produzioni lunghe. Ho lavorato con lo stesso 1st Assistant Camera Andy Harris da quando è stato promosso da 2nd per le ultime due settimane di ‘Shawshank Redemption – Le ali della libertà’ perchè il precedente 1st assistant aveva un altro impegno. Deve ancora fare una ‘mossa sbagliata’, quindi non so bene cosa farei se facesse uno sbaglio. Sarei scioccato probabilmente! “

 16. L’APPRENDISTATO E’ TERRIBILE, IMPARARE E’ UNA SCOPERTA

“Personalmente, quando sto girando un film sono totalmente concentrato su quello che faccio che trovo fastidioso perfino un osservatore silenzioso. Ci sono molte persone che chiedono di far parte del mio reparto o che chiedono semplicemente di stare sul set mentre si sta girando. A causa della mia titubanza ad accettare le loro richieste, forse a causa del mio senso di colpa, ho creato il mio blog. Nel bene o nel male, come studente, non ho mai avuto il lusso di osservare un altro direttore della fotografia al lavoro su un set. Solo quando sono venuto a lavorare negli Stati Uniti ho visitato un altro set. Dico questo perché ho davvero la sensazione che la cinematografia, come la fotografia in generale, non è qualcosa che si può imparare ma, per quanto possa sembrare una presunzione, puoi scoprirlo soltanto da solo.”

17. IL LAVORO DEL FOCUS PULLER E’ UNO DEI PIU’ DURI

“Il compito del 1st AC è uno dei più duri, non solo del mio reparto, ma di tutta la troupe. So che non avrei mai potuto fare il focus puller e ho grande ammirazione per chi fa bene questo lavoro. Ho lavorato con Andy Harris per molti anni e siamo molto in sintonia. Credo che stimare una distanza di messa a fuoco sia molto intuitivo, ma è anche il lavoro dell’operatore saper valutare la nitidezza per la durata di un take. A volte, come quando sto facendo un’inquadratura stretta, e lavoro con una testata a fluidi, tengo una mano sul follow focus proprio come se stessi girando un documentario. Quando si lavora velocemente e senza prove reali, come sta diventando la norma, c’è poca scelta per fare diversamente.”

18. SE GIRATE ‘MACCHINA A MANO’ LAVORATE CON UN 1st AC ESPERTO

“La prima cosa che vorrei dire è che io lavoro con un assistente molto speciale che raramente ha bisogno di segnarsi i fuochi. Se sto girando con la macchina a mano, come quando ero sul ring per ‘Hurricane’ o, praticamente per tutto ‘Jarhead’, il mio assistente lavora con i fuochi remotati e sa sempre stimare al meglio la distanza di messa a fuoco oppure lavoro direttamente io sui fuochi. A volte credo che questo sia l’unico modo, soprattutto se sto girando al momento senza sapere come si sviluppa l’inquadratura. Ho passato molti anni a fare documentari in cui ho sempre fatto io il fuoco, come in quei film in cui c’è bisogno di un modo di girare molto istintivo nel seguire il soggetto. Si potrebbe girare ‘larghi’ per ottenere una maggiore profondità di campo, ma, in verità, si hanno pochi vantaggi. Potrebbe essere necessario, per girare a f 8, un certo livello di luce per ottenere, così, un reale vantaggio dalla profondità di campo. Io suggerisco semplicemente di lavorare con un assistente esperto.”

19. SEGNATE I FUOCHI SOLO QUANDO NE AVETE BISOGNO

“Sul film ‘Jarhead’ abbiamo girato spesso senza fare le prove. Sia io che Scott Sakamoto alla seconda macchina lavoravamo macchina a mano è non era possibile reagire ai movimenti di un solo attore, ma questo è lo stile che stavamo cercando. Qualcosa di meno formale, più spontaneo e reattivo perché speravamo che avrebbe dato allo spettatore la sensazione di essere lì. Dopo un ciak potevamo parlare con gli attori e dargli dei suggerimenti e, allo stesso tempo, come cambiare il modo in cui ci stavamo muovendo con la macchina. E’ diventato un processo di collaborazione interessante. L’illuminazione in questo caso era un riempimento generale e né io o il mio assistente facevamo dei segni per gli attori. In realtà il mio assistente quasi mai fa dei segni per un attore. Può mettere un paio di segni per darsi un’idea di distanza di messa a fuoco rispetto ad alcuni punti nello spazio, ma spesso dice agli attori che non sono per loro e che non si devono preoccupare.”

20. LA COLLABORAZIONE E LA FIDUCIA TRA IL DoP e 1st AC E’ LA CHIAVE

“La lista dei miei mezzi tecnici in realtà cambia molto poco da un film all’altro. Naturalmente l’equipment si evolve e ci sono mezzi tecnici per diverse scelte, ma l’idea di base del pacchetto è lo stesso. […] Lavoro con Andy Harris da un po’ di tempo e conto su di lui per fare i provini di tutto il materiale. Lavoriamo insieme per quanto riguarda alcune modifiche per mezzi speciali come  l’ ‘helmet cam’ per le riprese del gioco in “The Ladykillers” e di solito impieghiamo una giornata per i provini, anche se il film è molto semplice. “

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